martedì 6 settembre 2011

LA REGINA ELENA, CROCEROSSINA

“Corriere della Sera”, 2 gennaio 1909



Quando sulla nave ancoratasi nel porto devastato, davanti a Messina che non appariva più che come un mucchio di rovine, furono portati i primi scampati, la giovane cameriera svenne, e la Regina si sentì veramente “sola donna”, in quel primo giorno, a compiere l’immane lavoro. “ Da due giorni la Regina Elena fa la suora di carità -testimonia un ufficiale russo- tutta la giornata di mercoledì essa rimase a bordo della “ Regina Margherita”, trasformata in ospedale […] Io l’ho vista ovunque, nei punti in cui maggiore era il pericolo, nelle località in cui nessuno mai prima di lei aveva osato avventurarsi”. Goffredo Bellonci, “Il Giornale d’Italia”, 4 gennaio 1909 “La Regina Elena, sulla nave, che da lei prende il nome, vive fra i feriti, respira con loro, offre con meravigliosa devozione e dedizione, un’opera di tenerezza e di nobiltà superiore a ogni descrizione, a qualunque inno”. “A bordo della “Regina Elena” la Regina ha impiantato una infermeria per gli orfani a cui dedica tutto il suo cuore di madre affettuosa. Suora di dolore e di conforto è divenuta veramente l’Augusta Signora”. “Corriere della Sera”, 4 gennaio 1909 “Una donna ferita doveva essere operata con molta delicatezza. Intorno al chirurgo che doveva operare non vi era altri in quel momento che la Regina. Ebbene, la Regina prese sulle sue spalle senza esitazione, con una carità commovente, la gamba della donna e ve la tenne durante tutta l’operazione, e poiché anche dopo finita l’operazione la donna continuava ad urlare, “Non vi muovete per carità” le disse “non vi muovete”, e continuò a tenerla in quella posizione per circa mezz’ora, fino a quando la donna poté essere adagiata dalle infermiere nella posizione che conveniva” Ada Negri, “Corriere della Sera”, 5 gennaio 1909 “Ve n’è una fra noi, la più bella, la più nobile, quella che la sorte ha posta più in alto, che ci dà l’esempio sublime. Elena di Savoia e Montenegro ha lasciato i figli, ha messo l’abito dell’infermiera, si è fatta suora di carità, soffre tra i sofferenti, abbraccia e riveste gli orfanelli, sfida ogni stanchezza, ogni malattia, ogni pericolo anche mortale. E’ al suo posto di Regina, è al suo posto di donna. Vi è nel suo atteggiamento una semplicità, una bellezza umana, una veemenza d’amore, d’energia, che appassionano. Con Lei, intorno a Lei, senza tregua, senza paura, coi figli in braccio e alla gonna se non possiamo separarcene, di notte se non possiamo di giorno, con ogni atomo, ogni palpito, ogni vibrazione della nostra umanità dolorosa, sorelle mie d’Italia, avanti!”. Giacomo Gobbi Belcredi, “Il Messaggero”, 6 gennaio 1909 “La regina è stata squisita ed ammirabile! Essa si è messa in gran grembiule bianco, si è rimboccate le maniche fino al gomito ed ha lavato, disinfettato, fasciato da mattina a sera, avendo una buona parola per tutti, un incoraggiamento, un sorriso per ogni disgraziato. E quando si pensi all’influenza che questo suo atteggiamento aveva su quanti la circondavano e il sacro fuoco che accendeva nei medici, negli infermieri, nei marinai della “Regina Elena” e in tutte le autorità che andavano a bordo a farle omaggio, si comprenderà quale veramente benefico apostolato ella abbia esercitato con la propaganda dell’esempio che è sempre la migliore” . Il fotografo Angelo Cairoli. “Vestiva un semplice abito scuro, portava un berretto alla marinara, nessuno l’avrebbe presa per la Regina d’Italia. Sembrava un’infermiera, una suora di carità. Il suo volto, pallido e contratto dal dolore e dalla pietà, si atteggiava a un dolce sorriso per confortare le centinaia di feriti ai quali volle con le sue mani prodigare le prime cure. I suoi occhi erano pieni di lacrime, nella sua voce era un singhiozzo. Nessuna sovrana ha fatto mai quello che la Regina Elena ha saputo compiere nelle tragiche giornate di Messina”. La sovrana chiese l’intervento diretto delle corazzate russe Slavia e Makaroff: “non è la Regina d’Italia e nemmeno la principessa del Montenegro che vi parla, è una donna che vi chiede in nome della pietà umana di trasportare questi feriti a Napoli”.

Fonte: http://www.terremotodimessina.org/storia-di-un-terremoto/la-regina-elena-crocerossina/

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